AUGGIAS: DALLA PROTESTA ALLA PROPOSTA

Pubblicato il 14 March 2013 22:23

immagine AUGGIAS: DALLA PROTESTA ALLA PROPOSTA TRA SUGGESTIONI E CIO’ CHE CONCRETAMENTE SI PUO’ FARE

Bruxelles, 13 marzo 2013- Lo scorso 12 febbraio la Giunta regionale della Sardegna ha emanato una delibera con la quale ha sollecitato le istituzioni europee alla creazione di una zona franca extradoganale che comprenda l‘intero territorio della Sardegna. A tal fine, la Regione ha espressamente richiesto ai vertici comunitari la modifica dell‘articolo 3 del Regolamento 450/2008 che istituisce il nuovo codice doganale comunitario, chiedendo che la Sardegna venga individuata quale territorio extradoganale della Repubblica italiana analogamente ai Comuni di Livigno e Campione d‘Italia.
La questione appare allo stato attuale impraticabile. Va invece detto che risulta percorribile la strada di istituire nel territorio doganale dell‘Unione delle zone franche doganali, così come disposto dall‘articolo 155 del nuovo codice doganale, il quale dispone che:
"Gli Stati membri possono destinare talune parti del territorio doganale della Comunità a zona franca. Per ogni zona franca,lo Stato membro stabilisce l‘area interessata e i punti di entrata e uscita.Le zone franche sono intercluse".[1]
A una prima analisi della norma in oggetto, la zona franca integrale apparirebbe astrattamente realizzabile: la Sardegna, infatti, soddisferebbe, in virtù del carattere insulare del proprio territorio, il requisito di "interclusione" richiesto dalle previsioni normative comunitarie.
Ciononostante, occorre precisare che la fattibilità dell‘attuazione della zona franca integrale dipende dal soddisfacimento di due condizioni essenziali tra loro interdipendenti:
1) che si registri la volontà da parte di tutti i livelli istituzionali, compreso quello nazionale, di farsi carico di quest‘istanza sotto il profilo della dotazione finanziaria.
2) che la richiesta sia preceduta da una rigorosa analisi costi/benefici che faccia luce sulle modalità di compensazione del minore gettito derivante dall‘esenzione su beni e servizi nonché dal mancato gettito dell‘IVA, di cui la Regione Sardegna, lo ricordo, assorbe i 9/10, nonché dei benefici attesi. Se la Regione Sardegna, e non la Giunta regionale, intende effettivamente rinunciare a IVA e accise, dovrebbe quantomeno affermarlo e indicare come ritiene di reperire le risorse necessarie a finanziare i settori sostenuti anche tramite il gettito fiscale regionale.
È evidente quindi che l‘istituzione di una zona franca estesa all‘intero territorio regionale non può prescindere dalla realizzazione di un solido studio di fattibilità che fornisca un‘ efficace valutazione ex-ante delle misure che si intendono adottare e della copertura finanziaria necessaria all‘attuazione delle stesse. È ipotizzabile che la realizzazione della suddetta analisi possa essere affidata al CNEL (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro) o al suo equivalente regionale, il CREL (Consiglio Regionale Economia e Lavoro), in virtù della funzione di consulenza sui temi di carattere economico e sociale ai quali i due organi menzionati assolvono.
A oggi, il dibattito sull‘istituzione di una zona franca in Sardegna è polarizzato tra coloro che ne sostengono semplicemente la fattibilità (con le buone o con le cattive) e coloro che sottolineano i limiti giuridici e procedurali della proposta.
Viceversa, occorre uscire da questa logica di mera contrapposizione per cominciare a formulare proposte concrete e praticabili. Le istituzioni tutte non possono limitarsi a svolgere un esercizio puramente teorico e accademico, ma sono obbligate ad assumere l‘onere di contribuire a dare risposte alla terribile crisi economica e sociale che investe la Sardegna.
Da questo punto di partenza si profila la fattibilità immediata delle zone franche previste dal d. lgs. 75/98 nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax, nonché in altri porti e aree industriali ad essi funzionalmente collegati o collegabili. Tuttavia, allo stato attuale é difficile quantificare quali benefici assoluti possano derivare a queste zone e quali potrebbero essere i vantaggi e gli svantaggi per le zone circostanti.
Un‘altra proposta attuabile è rappresentata dall‘istituzione di una zona franca da estendere a tutta l‘isola che preveda agevolazioni d‘imposta consistenti nella non tassazione degli utili d‘impresa fino ad un certo limite, l‘esonero delle tasse professionali di competenza degli enti locali, l‘esenzione degli oneri sociali a carico del datore di lavoro e aiuti alle imprese in difficoltà.
Questa impostazione corrisponde a un modello realizzabile che è stato peraltro già sperimentato all‘interno dell‘Unione Europea senza bisogno di modifiche del regolamento doganale. In particolare, può ispirarsi al modello di zona franca proposto dal governo francese per la Corsica. La "zona franca corsa" fu attuata nel 1996 e "non a costo zero" in quanto la Francia stanziò all‘epoca una cifra vicina ai 3 miliardi di franchi (oltre 450 milioni di Euro in totale, 90 milioni di Euro l‘anno) per la sua realizzazione ed il suo funzionamento.
È importante tenere presente che la zona franca corsa fu valutata positivamente dalla Commissione Europea e ritenuta compatibile con la normativa sugli aiuti di stato sulla base dell‘entità degli aiuti previsti e della sua durata, stabilita in cinque anni.
Giommaria Uggias


Commenti (1)

commentato il 15 March 2013 00:26
Caro onorevole, se normativamente possiamo ottenere la zona franca integrale perchè rinunciarvi?
I soldi per la zona franca li prendiamo da quei 7/10 di irpef che da statuto ci spetterebbero e invece non ci vengono dati!
Quindi blocco dell‘invio delle tasse in toto a Roma ed invio della sola parte spettantegli, cioè i 3/10!
Naturalmente le tasse andrebbero abbassate ad un‘aliquota massima del 25% per le persone fisiche e al 20 per il reditto d‘impresa!
Azzeramento totale delle auto blu!
Di soldi la regione ne avrebbe ancora di più anche perchè se continuamo così la sardegna sarà popolata da soli anziani!
Non sento altro che di persone che vogliono andare via!
Le scrivo da OLBIA che negl‘ultimi due anni come Lei ben sà sta morendo o forse è già morta!
Saluti


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