Cominciamo a schiarirci le idee: dibattito interno

Pubblicato il 18 February 2013 17:17

immagine Cominciamo a schiarirci le idee: dibattito interno Stiamo sempre parlando di Zona franca doganale che a noi non serve per nulla.

Ci serve la Zona franca fiscale e regolamentare che segue per essere realizzata altre vie oltre al rispetto del "Codice doganale europeo rinnovato" che è tanto citato anche a sproposito in questi mesi e spesso senza che sia stato neppure letto.

Ci stiamo impiccando nel dibattito e nelle azioni e dichiarazioni quasi esclusivamente su questa questione.

A mio parere anche se pure non doganale una zona franca fiscale sarebbe già moltissimo per la Sardegna.

Pensare ad una zona franca doganale ed esclusivamente a questa tipologia significa pensare come se fossimo ancora nel 1800 e non in un mondo attuale nel quale le barriere alla libertà produttiva e commerciale e il protezionismo non sono più doganali ma fiscali.

La Sardegna è oggi strangolata dal protezionismo fiscale italiano e dal colonialismo sempre fiscale e sempre italiano ed europeo.

Per questo la Sardegna ha bisogno della libertà fiscale totale e transitoriamente della libertà fiscale definita da un regime di fiscalità di vantaggio dovutale in forza della sua Autonomia speciale e del suo Statuto che indica nella zona franca una soluzione a tanti mali che assillano l‘Isola e il nostro popolo.

Un esempio non da copiare perchè non adatto nè alla Corsica che se ne lamenta, nè sopratutto alla Sardegna è la zona franca appunto come quella della Corsica che è solo fiscale, per niente doganale e che è circoscritta ( interclusa ) dalle sue coste.

Altro esempio di zona franca circoscritta dal profilo delle sue coste isolane è la zona franca delle Canarie stabilita con il regime cosidetto di " regime economico e fiscale speciale" stabilito con legge dello Stato spagnolo che non è doganale ma solo fiscale.

Il regime di esenzione doganale è invece nelle Canarie limitato alle Zone franche industriali, esse intercluse secondo il Codice doganale europeo, ove è possibile la lavorazione industriale e alle quali è esteso anche il regime di fiscalità di vantaggio misto che copre tutte le Canarie.

Per questo nelle Canarie sono in zona franca sia le attività industriali che quelle commerciali, dei servizi e turismo, agricole con deroghe alla PAC e anche peschereccie e navali.

Proprio ciò che è nei desideri dei sardi, da Macchiareddu e Porto Torres alle cime del Bruncu Spina, interessando tutti i Comuni, la cosiddetta Zona franca integrale, sogno sardista da oltre un secolo.

Per questo suona male fissarsi sulla zona franca doganale ( termine doganale neanche presente nel nosto Statuto nel prevedere i punti franchi ) facendo riferimento al Codice doganale europeo quale unica fonte di diritto e di regole che monopolizza e distorce il dibattito in Sardegna e che crea moltitudini di equivoci fra diritto e desideri diversi.

Anche per la Sardegna è auspicabile anzi è necessaria una zona franca meglio fiscale estesa a tutta l‘‘Isola ma doganale assieme nelle zone franche industriali indicate attualmente nei Porti sardi e indicabili in futuro in altre aree nelle zone interne.

Dunque, qual‘è lo stato dell‘arte oggi? Non oggi ma dal 24 giugno prox sarà efficace il regolamento europeo ( che è l‘ultimo emendamento del primo che è del 92 ) che contiene il Codice doganale europeo che tratta di zone franche doganali e che per essere efficace in toto e in tutta l‘UE ci ha messo ben 5 anni dal 2008 al 2013.

Questo regolamento che appunto è il "Codice doganale europeo rinnovato" nella sezione 4 iniziando dall‘art. 155 statuisce che gli Stati membri possono destinare parti del territorio doganale a zone franche.

Le Zone franche devono essere intercluse ( appunto perchè i loro limiti sono considerati confini europei e le zone considerate conseguentemente fuori dai confini e non sottoposte per questo ad obblighi doganali di nessun Stato), sottoposte a vigilanza doganale per persone, merci e mezzi di trasporto con punti di entrata e uscita.

Oltre al Codice doganale è sempre esistito conseguentemente un altro regolamento che detta le disposizioni di applicazione del Codice doganale nei dettagli più minuti e grande precisione.

Per pasrlare di Zona franca doganale bisogna conoscere sia il Codiche che le sue disposizioni di attuazioine che a volte ampliano e precisano il Codice stesso come vedremo in seguito.

Anche queste disposizioni sono sempre state aggiornate con emendamenti soppressivi ed aggiuntivi durante gli anni per cui è necessario conoscere il testo "consolidato" formato da tutti questi emendamenti negli anni per conoscere come oggi si possano realizzare le zone franche doganali.

L‘ultima versione è quella del 20 maggio 2010 ( n. 430/2010) che emenda quelle del 97 ( n. 1427/97 che già emendava il 2454/93 e il 1062/95 ) che nell‘articolo 801 recita:



"La costituzione di una parte del territorio doganale della Comuntà in zona franca o la creazione di un deposito franco può essere richiesto da qualunque persona."



Immagino la sorpresa di chi pensava a grandi difficoltà e alla supposta necessità per richiedere le zone franche di rivolgersi a grandi autorità e istituzioni o supporter politici e rendersi conto che forse sarebbe stato più agevole semplicemente indirizzando le forti energie di una positiva mobilitazione popolare col far da se.

Cercherò di indicare questa possibilità entrando nel ginepraio delle norme europee, cosa che non mi sembra sia stata fatta dai moderrni neofiti della zona franca che hanno pensato che l‘entusiasmo per un‘idea guida come la Zona franca sarda potesse supplire alla conoscenza e all‘esperienza in questa materia.

Siccome nell‘ultimo regolamento del 2010 che detta le "norme di attuazione" del codice doganale in vigore in gran parte dal 2008 e completamente dal 24 giugno 2013 non appare nè la cancellazione nè la modifica di questo art. 801, credo che sia attualmente valido.

A chi quindi richiedere questa autorizzazione? é vero che dipende dallo Stato, ma appunto penso che debba essere richiesta all‘Autorità doganale locale che deciderà naturalmente per autorizzazioni per via gerarchica, quindi sarà il Ministero competente ad avere l‘ultima parola e per lui il Governo. Torniamo allora all‘Art.155 del Codice doganale europeo rinnovato, si capisce bene che decide lo Stato e che ad esempio la Regione sarda non ha purtroppo nessuna potestà in merito, tranne le eventuali deleghe che lo Stato potrebbe concederle.

Se si seguisse questa via, cioè l‘applicazione dell‘Art. 801 delle disposizioni di applicazione del Codice doganale attualmente in vigore, si aggiungerebbe un‘altra modalità di raggiungimento della Zona franca per la Sardega alle altre due seguite sin ora con alterne vicende per ottenerla cioè la proposta di legge di modifica parlamentare dello Statuto ( proposta Melis ) e la via delle norme di attuazione sempre dello Statuto ( decreto 75/98 ) in riferimento all‘Art.12 dei punti franchi.

Per inciso il nuovo Codice cancella le differenze fra punti franchi, zone franche, depositi franchi e ogni denominazione di dogana di vantaggio, unificando tutto nel termine zona franca.

Naturalmente questa altra via rappresenterebbe la richiesta di una possibilità mentre quella delle norme d‘attuazione è una richiesta di un diritto costituzionale.

C‘è una bella differenza non solo dal punto politico perchè una possibilità può essere legitttimamente rifiutata o rimandata in eterno mentre un diritto va rispettato e realizzato.

In ambedue i casi però vista la subalternità politica della Sardegna allo Stato italiano e la non ancora recuperata sovranità sarda, decide lo Stato dato che siamo ancora anacronisticamente una Colonia italiana.

Mi sembra però possibile, con il sostegno di un vasto movimento popolare e delle categorie produttive più sensibili che si liberi dei populisti e degli azzeccacarbugli che postisi ai loro vertici stanno creando solo danni con il loro presappochismo, chiedere con questa modalità una zona franca doganale che sia interclusa nei confini geografici dell‘isola e delle sue isolette, con varchi sorvegliati nei porti e negli aeroporti e che sia peciò doganalmente rispondente al dettato europeo ma anche all‘esigenza della fiscalità di vantaggio.

Rimane sempre la questione teorica e pratica di individuare le migliori vie per la modulazione di istituti franchi per la produzione industriale, il commercio, l‘agro pastoralità o agroindustria, i servizi compreso il turismo, la logistica e i trasporti esterni e quindi del contenuto regolamentare della zona franca integrale , sceltà già fatta con la proposta Melis del 1989 e che può essere d‘esempio anche oggi.

Quindi infine avere la consapevolezza che le cose che si dicono oggi come innovative o nuove di sana pianta sono spesso la ripetizione in peggio di consapevolezza e e di richieste già mature oltre 24 anni or sono.

Solo che fu il Consiglio regionale allora, rappresentante elettivo del popolo sardo a farle con una legge nazionale di iniziativa parlamentare e di rango costituzionale.

Rimane però immutata la contrarietà e l‘immobbilismo di un ceto politico, partitico e di quella che viene moderrnamente definita la casta, che sempre ha bloccato, sabotato e disprezzato la zona franca come strumento di liberazione non solo economica dei sardi che un movimento spontaneo, emerso come una risorgiva ha riproposto all‘attenzione generale. Non bisogna fidarsi di nuovi convinti solo per motivo elettorali transitori e pensare a continuare la lotta con più precisione e chiarezza d‘obiettivi


Commenti (1)

commentato il 10 March 2013 11:45
concordo


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