IL GIOCO SI FA DURO: INTERVIENE UN POLITICO SERIO

Pubblicato il 5 March 2013 18:40

immagine IL GIOCO SI FA DURO: INTERVIENE UN POLITICO SERIO Speciale Zona Franca2 – La ‘zona franca’ come i Falsi d’Arborea: balle, sogni, mistificazioni e polpette dal cielo.
Ho assistito in questi mesi in silenzio al circo in atto sulla Zona franca. Non ho voluto partecipare a diverse assemblee convocate su basi fallaci, su ricostruzioni storiche incredibili, magniloquenti e false, su rivendicazioni inattuabili, su sicurezze e certezze fondate su interpretazioni arbitrarie delle leggi. Perché ho taciuto? Perché ho capito che, seppure confusamente e col solito viziaccio sardo di sostituire con la facilità della fantasia la durezza della realtà, si stava formando in qualche modo un ceto politico a cui, agli esordi, è giusto concedere il lusso dell’approssimazione. Ora però, vedendo che anche le istituzioni si sono messe a giocare pur di capitanare con la retorica e non con la politica di governo un movimento di opinione che si sta formando sul tema della Zona Franca, ho deciso di dire tutto quello che penso e di difendere l’unico percorso serio delineato, che è quello della Risoluzione della Prima Commissione a suo tempo da me presieduta.
Con quale scopo?
Fare davvero la Zona Franca.
Per farla ci sono due strade: 1) la prima è quella segnata dalle leggi vigenti e dall’organizzazione razionale del consenso. Questa strada è dura ma è l’unica in grado, contemporaneamente, di realizzare la Zona Franca e di concorrere a formare un nuovo ceto politico competente; 2) la seconda è la rivoluzione. Non stare troppo lì a guardare cosa dicono le norme, quali sono i vincoli europei, e procedere per slogan, bugie e fantasmagoriche prospettazioni del futuro per galvanizzare il popolo e orientarlo per un sommovimento generale, una rivoluzione appunto. In questo caso la Zona Franca è un pretesto, lo scopo è la rivoluzione. Rivoluzione per rivoluzione (io non sono un rivoluzionario) sarebbe meglio dire ai sardi quale è la direzione della rivoluzione: una repubblica socialista di tipo sud-americano? Una semidittatura presidenzialista alla Erdogan? Una società para-anarcoide ipermoderna e ipertecnologicizzata? Niente di tutto questo ma solo e soprattutto una strage fisica e morale dell’attuale ceto politico? Insomma, si dica lo scopo vero e si lasci la Zona Franca alla complessità che la caratterizza.
Disturba richiamare alla serietà? Pazienza, senza serietà, fatica, costanza e verità non c’è futuro, c’è casino.
Tutto ciò premesso, lo stesso gruppo di persone che mi aiutò a fare il dossier sulla Zona Franca, mi ha aiutato a mettere ordine nel disordine delle posizioni attuali. Questo che segue è il risultato, accessibile solo a chi ha la pazienza di dedicare a questi temi un quarto d’ora per leggere tutto e informarsi. Coloro che pretendono di capire tutto in una battuta o in tre minuti abbandoneranno il testo alla sola lettura del titolo e continueranno a ripetere come scimmie le loro panzane.
Questi non sono i tempi migliori
Una delle più grosse balle autoincensanti che si sentono in giro di questi tempi è che il tema della Zona Franca è rinato solo recentemente, e che per 60 e più anni di vita autonomistica, generazioni di sardi sarebbero stati degli allocchi che non si sono resi conto della disposizione contenuta nello Statuto Speciale all’art.12. Non solo: si dice che la Sardegna non ha mai goduto di vantaggi doganali.
Non è vero.
La Sardegna, a far data dall’entrata in vigore dello Statuto, ha beneficiato, di un regime di esenzioni doganali in forza dei previgenti commi terzo e quarto dell’articolo 12 dello Statuto (fino al 31 dicembre 1980) e in attuazione di altri provvedimenti legislativi agevolativi contenenti disposizioni per la industrializzazione dell’Italia meridionale e insulare. Precisamente, l’articolo 12, nella versione originaria, stabiliva al comma terzo: “Sono esenti, per venti anni, da ogni dazio doganale le macchine, gli attrezzi di lavoro ed i materiali da costruzione destinati sul luogo alla produzione ed alla trasformazione dei prodotti agricoli della Regione ed al suo sviluppo industriale; il quarto comma, invece, riconosceva alla Regione la possibilità di richiedere allo Stato “esenzioni doganali per merci ritenute indispensabili al miglioramento igienico e sanitario dell’Isola” (Sull’ambito di applicazione di tali disposizioni e sui suoi reali effetti nel tessuto economico dell’Isola si veda resoconto della seduta della V Commissione Finanze e Tesoro del Senato della Repubblica riunitasi in sede deliberante nella giornata di domenica 10 marzo 1968, pagina 3360, con all’ordine del giorno anche la modifica del citato articolo 12 dello Statuto).
Il Consiglio regionale negli anni passati ha avuto perfettamente la consapevolezza della distinzione tra la disciplina di esenzione doganale e quella di agevolazione ed esenzione fiscale, cosa che oggi si confonde consapevolmente in modo gravissimo e colpevole. Emblematico, al riguardo, l’ordine del giorno votato dal Consiglio regionale della Sardegna in data 2 febbraio 1983 in merito allo schema di norma di attuazione recanti la nuova disciplina fiscale della Regione poi tradottasi nella L. 13 aprile 1983, n. 122. In dettaglio, il legislatore regionale, anticipando trent’anni orsono i temi del c.d. federalismo fiscale e i contenuti dell’autonomia tributaria riconosciuta solo nel 2010 al Trentino Alto Adige, evidenziava alla lettera e) del citato documento: “La Regione deve poter procedere a sgravi, esenzioni o agevolazioni fiscali sulle quote di propria spettanza”;separatamente, alla lettera l), sottolineava altresì la necessità di riformulare “organicamente il sistema delle esenzioni doganali necessarie per lo sviluppo e economico e sociale della Sardegna”.
Quindi, calma a rappresentarsi come i primi della classe. C’è anche una storia virtuosa delal politica della Sardegna, bisogna riconoscerla e saperla recuperare, impadronendosi di un sapere che non ha la fragilità dell’estemporaneità, ma è invece sedimentato e verificato.

Premesse giuridiche e culturali

Prima di entrare nel merito delle deu delibere di Giunta sull’argomento, bisogna, purtroppo, fare una serie di premesse per evitare di cadere in un perimetro concettuale confuso, quale quello che ormai sta caratterizzando non solo le piazze, ma anche i palazzie el politiche di governo in materia di Zona Franca.

1) Zona franca doganale e “zona franca” fiscale


L’articolo 12 dello Statuto sardo disciplina esclusivamente la zona franca doganale: tale precisazione è importante per comprendere e valutare i presupposti normativi, la procedura di attuazione e soprattutto i possibili effetti/benefici che possono derivare dalla sua concreta attuazione.
Non rientrano nel contenuto dell’articolo 12 dello Statuto le misure riconducibili alla cosiddetta “fiscalità di vantaggio” (benefici e agevolazioni di carattere fiscale) per le quali occorre individuare specifici percorsi normativi con lo Stato e con l’Unione europea.

2) Differenza tra territori extra doganali e zone franche e relative implicazioni

1) Il Codice doganale europeo distingue nettamente i territori che “non fanno parte del territorio doganale” dalle zone franche doganali. Questa questione va compresa bene, altrimenti si predispongono percorsi che in sede europea ci fanno apaprire come degli improvvisatori incolti.
I territori collocati “fuori dal confine doganale” (articolo 3 del Reg. n. 450/2008) trovano il loro riconoscimento, per ragioni storiche o geografiche, all’interno della normativa nazionale ed europea, in tali territori non trova applicazione la normativa in materia doganale e tutte le merci e i servizi sono esenti da IVA (questo è il maggior vantaggio di queste aree. Si tenga conto, tra l’altro , che in sardegna l’Iva serve in larga misura a pagare i costi della Sanità).
Appartiene a questa prima categoria il territorio del comune di Livigno collocato “ fuori dalla linea doganale” da una legge statale (L. 17 luglio 1910, n. 516) poi fatta propria dall’Unione europea (articolo 3 del Reg. n. 450/2008).
2) Le “zone franche doganali” (articolo 155 del Reg. n. 450/2008), invece, fanno parte a tutti gli effetti del territorio doganale e sono soggette al codice doganale comunitario; a esse vengono riconosciute delle particolari agevolazioni. Infatti, le merci non comunitarie introdotte sono considerate per fictio iuris, ai fini dell’applicazione dei dazi all’importazione e delle altre misure di politica commerciale, come merci non situate nel territorio doganale della Comunità. In merito a quest’ultimo aspetto risulta evidente che le agevolazioni doganali pur mantenendo la loro importanza, risultano senz’altro depotenziate a seguito dell’istituzione dell’area di libero scambio comunitaria, che ha ristretto l’applicazione delle agevolazioni doganali agli scambi con i paesi extraeuropei.
3) La Sardegna, in virtù della previsione contenuta nell’articolo 12 dello Statuto speciale, appartiene alla fattispecie delle zone franche doganali. La norma, infatti, consente l’individuazione di “punti franchi” nel territorio della Regione. La norma di attuazione dell’articolo 12 dello Statuto sardo (D. Lgs. n. 75 del 10 marzo 1998 “Norme di attuazione dello Statuto Speciale della Regione Sardegna concernenti l’istituzione di zone franche”) ha espressamente previsto che l’istituzione delle zone franche avvenga secondo le diposizioni comunitarie (Codice doganale europeo). La zona franca doganale va quindi disciplinata, coerentemente con quanto prevede l’articolo 12 dello Statuto sardo, secondo quanto prevede il Nuovo Codice Doganale comunitario, normativa doganale europea che prevale su quella nazionale in contrasto. Dall’esame del quadro normativo emerge che:
a) oggi, come nel passato, è consentito agli Stati membri di destinare talune parti del territorio doganale della Comunità a zona franca;
b) spetta allo Stato membro delimitare l’area del proprio territorio e stabilire i punti di entrata e di uscita;
c) a partire dal 24 giugno 2013 tutte le zone franche sono intercluse.

3) La clausola di salvaguardia prevista dall’articolo 351 del TFUE

Nel Trattato istituivo della Comunità europea (l’articolo 351 del TFUE in vigore) è presente una disposizione che garantisce agli Stati la salvaguardia degli impegni pattizi (diritti e obblighi) sorti precedentemente all’entrata in vigore dello stesso Trattato nel caso di “convenzioni concluse .. tra uno o più Stati membri da una parte e uno o più Stati terzi dall’altra”. Tale clausola di salvaguardia è stata applicata al “regime speciale” (ossia un autonomo regime giuridico che deroga la normativa nazionale ed europea in materia doganale) di cui gode storicamente il Porto di Trieste (e non per il Comune di Livigno) che trova il proprio fondamento giuridico nell’allegato VIII del Trattato di pace del 1947. Tale normativa di maggior favore, rispetto alle disposizioni contenute nel Codice doganale comunitario, è ritenuta, dalle istituzioni europee, compatibile con l’ordinamento comunitario. Le competenti autorità comunitarie, infatti, hanno esplicitamente preso atto, in accordo con le autorità governative italiane, della necessità di mantenimento e della salvaguardia del regime del porto franco di Trieste previsto dall’Allegato VIII. L’asserita derivazione internazionale della “specialità”della Sardegna (qui siamo davvero alal fantasia storiografica al potere) che si fonderebbe sempre su ragioni storiche e geografiche, invece, non ricorre nel caso della Sardegna la cui specialità trova il proprio fondamento giuridico nello Statuto speciale (legge costituzionale n. 3 del 1948) che, seppure norma di rango costituzionale, è interna allo Stato italiano e quindi non ha alcun rilievo nell’ordinamento internazionale. Questo deve essere chiaro e deve indurre non prendere le scorciatoie dello far finta che lo Statuto sia un patto internazionale o comunque recepito dall’UE come tale. Il diritto internazionale e il rapporto tra Stati è una cosa complessa e seria che non può essere banalizzato da interpretazioni aberranti e di comodo.
Va anche aggiunto che nello Statuto sardo non vengono istituiti i punti franchi, ma l’articolo 12 dispone che “saranno istituiti punti franchi” e che quindi al momento dell’entrata in vigore del Trattato di Roma in Sardegna non erano presenti zone franche.

Osservazioni sulle deliberazioni della Giunta regionale n. 9/7 del 12 febbraio 2013 e n. 8/2 del 7 febbraio 2013

In considerazione di quanto si è detto in precedenza, le deliberazioni della Giunta risultano viziate sotto molteplici profili:
a) violano la competenza esclusiva dello Stato nella materia doganale ( Statuto speciale, art. 12; Costituzione, articolo 117, comma secondo, lettera q) ) e quella esclusiva nella materia “rapporti dello Stato con l’Unione europea” (Costituzione art. 117, comma secondo, lettera a) ); violano inoltre l’articolo 155 del citato Regolamento (CE) 450/2008 nella parte in cui riserva solo agli Stati membri – non all’UE – la potestà di destinare talune parti del territorio doganale della Comunità a zona franca.
La Regione intende contestare la sovranità dello Stato e la sua competenza costituzionale in queste materie? Ma allora apra il conflitto sulla sovranità e non usi strumentalmente questi argomenti, perché non facendo la prima cosa e facendo la seconda, si svilisce la seconda a pretesto della prima e non si ottiene assolutamente niente né in un campo né nell’altro;
b) Confondono i “territori non inclusi nel territorio doganale” e le “zone franche doganali”, proponendo delle iniziative illogiche e contraddittorie: se da un lato, infatti, comunicano agli uffici della Commissione europea l’attivazione della zona franca nell’intero territorio della Sardegna (ricordiamo che ai sensi del citato articolo 155 del regolamento (CE) 450/2008 le Zone Franche fanno parte del territorio doganale della Comunità), dall’altro, richiedono contestualmente ai medesimi uffici una modifica dell’art. 3 del medesimo regolamento al fine di inserire nello stesso articolo “il territorio dell’Isola della Sardegna e delle sue isole minori circostanti quale territorio extradoganale dell’Italia”. Le due richieste, che andrebbero eventualmente incanalate nelle apposite procedure, sono inconciliabili : le zone franche doganali, infatti, fanno parte a tutti gli effetti del territorio doganale, sono soggette al codice doganale comunitario e a tale titolo beneficiano di particolari agevolazioni.
c) L’iniziativa per l’”attivazione” delle zone franche sarde, istituite dalla norma di attuazione del 1998 nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili, e della loro delimitazione è di esclusiva competenza della Regione che la propone al Governo che poi adotta il relativo decreto. La Commissione europea non ha alcuna competenza in merito. Chiaro? Si faccia questo e non si inseguano sirene e lepri.
d) La Giunta dovrebbe valorizzare quanto disposto dall’art.1 della L.R. 10/2008 alla lettera d) che recita: “d) promuovere l’attuazione delle disposizioni di cui agli articoli 1 e 2 del decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 75 (Norma di attuazione dello Statuto speciale della Regione autonoma della Sardegna concernente l’istituzione delle zone franche), attivando idonea procedura per l’istituzione di una zona franca in ciascuno degli ambiti previsti dal predetto decreto legislativo e promuovere analoga iniziativa perché tali disposizioni siano estese per l’istituzione di una zona franca nelle aree di competenza di tutti i consorzi industriali provinciali di cui all’articolo 3″. La norma venen così integrata in Commissione, su mia richiesta (una delle poche volte in cui mi si diede retta nelal scorsa legislatura) e costituisce un nucleo di delimitazione, non impugnato dal Governo, che oggi può essere molto utile.

Fiscalità di vantaggio (Zona Franca fiscale)

Diverso è il discorso per quanto riguarda la fiscalità di vantaggio. La questione va esaminata sotto il duplice profilo nazionale ed europeo.
Dal punto di vista comunitario l’introduzione di fiscalità di vantaggio in un determinato territorio europeo è considerato aiuto di Stato. La fiscalità agevolata va quindi concordata con le istituzioni europee.
Qualsiasi percorso finalizzato al riconoscimento di una fiscalità di vantaggio per la Sardegna va negoziato con lo Stato il quale deve farsi parte attiva affinché l’Unione Europea autorizzi tale regime fiscale “speciale”.
Le argomentazioni a sostegno di tale regime fiscale “speciale” sono sicuramente forti e legate sostanzialmente all’applicazione delle previsioni dell’articolo 174 del Trattato di Lisbona nel quale vengono previsti interventi concreti volti a compensare gli elementi di debolezza socio economica di tipo strutturale legati all’insularità.
La sostenibilità di tale richiesta sul piano europeo trova conferma nella sentenza della Corte di giustizia del 6 settembre 2006 (cosiddetta Sentenza Azzorre) che riguarda l’adeguamento del sistema fiscale nazionale portoghese alle specificità della Regione autonoma delle Azzorre in materia di riduzione delle aliquote dell’imposta sul reddito.
Sul piano nazionale italiano, invece, l’introduzione di una fiscalità agevolata è percorribile attraverso la modifica del titolo III dello Statuto (attraverso una legge ordinaria statale) ovvero con l’inserimento di tale prerogativa nella norma di attuazione dell’articolo 8 dello Statuto ancora in fase di discussione (questa grande opportunità mi pare non venga colta negli ambienti della Giunta).
A tale proposito occorre ricordare che il legislatore statale italiano, nel modificare il regime finanziario del Trentino-Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia, ha riconosciuto alle Province autonome di Trento e Bolzano e alla Regione Friuli Venezia Giulia la competenza a istituire forme di fiscalità agevolata sui tributi statali, attribuendo a tali enti territoriali la potestà di “modificare aliquote e prevedere esenzioni, detrazioni e deduzioni purché nei limiti delle aliquote superiori definite dalla normativa statale”.
Paradossalmente anche le regioni a statuto ordinario sono su questo tema “più avanti” della nostra regione. Infatti, la legge 5 maggio 2009, n. 42 in materia di federalismo fiscale, all’articolo 7, nel dettare i principi e i criteri direttivi relativi ai tributi delle regioni e alle compartecipazioni al gettito dei tributi erariali, riconosce alle regioni ordinarie, in relazione ai tributi propri derivati istituiti e regolati da leggi statali il cui gettito è attribuito alle regioni, la possibilità di modificare le aliquote e disporre esenzioni, detrazioni e deduzioni nei limiti e secondo criteri fissati dalla legislazione statale e nel rispetto della normativa comunitaria. Successivamente il decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, attribuisce alle Regioni ordinarie la potestà di aumentare o diminuire l’aliquota dell’addizionale regionale IRPEF nonché di ridurre le aliquote IRAP fino ad azzerarle concedendo la possibilità di disporre deduzioni dalla base imponibile. Conclusioni? Basterebbe una Regione unita, competente e autorevole che desse attuazione a tutto ciò che è scritto nella risoluzione della Prima Commissione e la Sardegna avrebbe sia le sue zone franche doganali (utili come starter di un processo, piuttosto che in sé e per sé) e la sua fiscalità di vantaggio, magari iscritta proprio in quelle zone (e questo sì che è indispensabile per riprendere a produrre qualcosa in questa benedetta regione).

DA "SARDEGNA E LIBERTA MAGAZINE"


Commenti (3)

commentato il 8 March 2013 22:38
Ringraziare va bene, magari manca il dono della divulgazione, della sintesi, per noi comuni mortali.
Mettere il freno in questo momento non basta,bisogna piuttosto indicare modi efficaci e rapidi per dare risposta alle aspettative brucianti, e troppo a lungo represse e depresse della gente comune. Non si può sempre e solo gettare acqua sugli entusiasmi della gente. Piuttosto aiutarla a trarre il meglio da un‘opportunità che si sta‘ aprendo.

commentato il 8 March 2013 22:37
Ringraziare va bene, magari manca il dono della divulgazione, della sintesi, per noi comuni mortali.
Mettere il freno in questo momento non basta,bisogna piuttosto indicare modi efficaci e rapidi per dare risposta alle aspettative brucianti, e troppo a lungo represse e depresse della gente comune. Non si può sempre e solo gettare acqua sugli entusiasmi della gente. Piuttosto aiutarla a trarre il meglio da un‘opportunità che si sta‘ aprendo.

commentato il 5 March 2013 22:14
ringraziamo per la sua lucida spiegazione. la giriamo alla saras, alle dogane, alla avvocatura di stato e tradotta anche alla u.e. casomai sbagliassero la risposta. noi illusi andiamo avanti, anzi preghiamo comunicarci iniziative da intraprendere da aggiungere a tutte le altre da lei promosse per far conoscere a tutti i sardi i vantaggi della zona zona franca integrale. specie quelle su fiscalita


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