La Zona Franca non s‘ha da fare !!!

Pubblicato il 22 NOVEMBRE 2012

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Cagliari - Da qualche mese è sulla bocca di tutti la notizia che la Sardegna potrebbe perdere la possibilità di attuare la zona franca per via della "Costituzione Europea" (trattato di Lisbona) che, assieme al Regolamento Doganale aggiornato 405/2008, dal 24 Giugno 2013 ne impedirebbe l‘istituzione in quanto verrebbe considerato aiuto di Stato.
Per certi versi questa storia assomiglia alla favola del pifferaio magico che, con le sue note melodiose, ammaliò i bimbi della città di Hamelin.
Non conosciamo il nostro "pifferaio magico" ma la "melodia" dei punti franchi aleggia ancora forte nell‘aria, sarà vero o tutto questo clamore mediatico ha l‘obiettivo di sviare l‘attenzione pubblica da altri interessi eo di concentrarli su altri?
Nei fatti si è scatenata una frenesia che sta portando molti sardi a chiedere ai propri sindaci una delibera pro zona franca, come se questa avesse proprietà taumaturgiche.
È giusto sollecitare i propri amministratori ma il vero iter è più lungo e complesso di quel che si creda, tanto da far risultare vana (al momento) la battaglia.
Attualmente in Sardegna sono istituite, con D.Lgs 75/98, le zone franche secondo i regolamenti CEE n. 2913/1992 e n. 2454/1993, ma ad oggi non sono ancora operative.
Cosa accadrà il 24 Giugno del 2013?
Ai sensi dell‘art. 188 paragrafo 2 entrerà definitivamente in vigore il Regolamento Doganale, il quale non vieta l‘istituzione di zone franche ma apporta alcune modifiche ai precedenti regolamenti.
Anche ipotizzando che si riesca ad avviare il solo punto franco di Cagliari (l‘unico porto col perimetro già definito), questo non porterà i benefici che tutta la popolazione sarda si aspetta ovvero nessuna defiscalizzazione energetica, alimentare o quant‘altro è prevista dalle attuali norme.
Qual è l‘arcano? semplicemente il porto di Cagliari è anzi sarebbe una zona franca doganale ove non si applicherebbero i dazi alle materie prime extra UE che dovessero ripartire sempre verso altre zone extra UE. Ciò non significa che non si otterrebbero dei vantaggi ma questi sarebbero limitati alla sola area portuale, infatti va considerato che sarà il terminal più accreditato per lo spostamento di merci dalla UE verso l‘Africa, un continente che vedrà nel prossimo decennio un aumento esponenziale della crescita economica e del traffico commerciale.
Ciò che alla Sardegna ed ai sardi dovrebbe realmente interessare è essere dentro la definizione dell‘art. 107 paragrafo 3 pto a) e dell‘art. 349 del trattato di Lisbona dove vengono elencate le zone che per le loro caratteristiche di insularità e superficie ridotta, il Consiglio Europeo adotta speciali misure in materia di politica doganale, fiscale, zona franca e così via.
Considerare la Sardegna un‘isola dalla superficie ridotta è arduo se non impossibile, dovremmo in ogni caso entrare nel campo della trattativa prima col governo nazionale, che dovrà favorire una regione a scapito di altre, e poi a livello europeo; senza dimenticare due punti fondamentali:
1) l‘attuale situazione economica mondiale ed italiana in particolare;
2) l‘incosistenza della nostra attuale classe politica colpevole tra le altre cose di non aver ancora dato seguito al D.Lgs 75/98 dopo ben 14 anni!

Ringrazio per la collaborazione Antonio Massoni e Nicola Di Cesare


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