NUOVO COMMENTO DELL‘INTELLETTUALE MARIO CARBONI

Pubblicato il 5 March 2013 15:12

immagine NUOVO COMMENTO DELL‘INTELLETTUALE MARIO CARBONI Quando riemerge la Questione Zona franca si è di fronte ad una grande questione politica di sovranità del Popolo sardo

Concordo con Michele Pinna e con la sua nota sulla zona franca, ma parlando fra di noi che abbiamo visto altre epoche e altre cicliche battaglie per la zona franca, vorrei fare delle osservazioni che esulano dal mio recente impegno per mettere in luce le vere possibilità e i miraggi del populismo che anche nel dibattito sulla zona franca è presente massicciamente.

Siamo presenti ad un vasto movimento che è attivo e pieno di energia ma che propone un‘idea di zona franca errata, tutta tesa al consumo e non ad uno sviluppo della Sardegna che ne aumenti la ricchezza, il potere d‘acquisto, l‘occupazione ed il reddito.

Allo stesso tempo questo movimento, che tuttavia è meritorio perchè occupa un posto lasciato vuoto dal sardismo, ha rimesso all‘attenzione di massa la questione.

Mai come oggi a questa richiesta ha risposto una classe politica, anche di governo, in maniera così demagogica, bugiarda, strumentale ed inaffidabile.

A chi chiede la luna si risponde: ecco la luna.

A chi chiede proclami e attivazioni della zona franca pur non avendone i poteri, si risponde proclamando, attivando e inviando lettere risibili in ogni direzione, pur di esorcizzare un movimento che nasce da esigenze reali e ammorbidirlo in fase elettorale.

Il dibattito si arrotola in discussioni da azzaccacarbugli su articoli di legge, interpretazioni ad minchiam, assemblee che ricordano a volte più quelle di sette fondamentaliste e carismatiche che riunioni politiche e dove si discute comunque e in maniera popolare di economia e di concrete vie di arrivo alla zona franca.

Eppure la questione sta montando e non è affatto negativo se tutte queste energie non deraglieranno a causa di aspettative immediate non raggiungibili o nel tentativo di costituirsi in forza politica elettorale semplicemente di scopo per dare l‘assalto alla prossima assemblea regionale.

Manca secondo me in questa turbinosa fase la consapevolezza del fattore più importante e decisivo che giustifica e contemporaneamente ostacola la realizzazione della zona franca.

Siccome penso che la Questione Zona franca sia eminentemente politica, io che mi sono speso spesso in discussioni tecniche ed economiche vorrei invece tornare alla politica e non a caso alla politica sardista, quella che penso abbia la S maiuscola al dilà delle insufficienze del sardismo organizzato che ha lasciato un vuoto prontamente riempito da altri protagonisti, per non parlare dei sedicenti indipendentisti, sui quali sull‘argomento forse è meglio stendere un velo pietoso.

In questo turbinio di discussioni su leggi, articoli, codicilli, decreti, che è pur bene conoscere dalle origini nelle loro modificazioni e percorsi necessari per metterli in pratica, si perde di vista che sempre la Sardegna DEVE CHIEDERE e altre istituzioni e solo loro, Parlamento romano ed europeo e loro articolazioni, possono DECIDERE e ATTUARE.

Questo perché la SOVRA‘NITÀ è posseduta e suddivisa fra Parlamento e il Consiglio e la Commissione europea.

L‘Assemblea legislativa dei sardi, che appunto è un Consiglio regionale e non un Parlamento sardo, possiede tante prerogative anche esclusive e può legiferare, ma non possiede la SOVRANITÀ.

Ciò nasce, ed è bene che chi si batte per la zona franca ne conosca la genesi, e se non la si conosce è a mio parere un grave handicap, nella Consulta autonomistica che nel 1948 mandò alla Costituente la sua proposta di Statuto speciale che poi venne in fretta e furia approvato: il famoso felino ma gatto e non leone come avrebbe dovuto essere.

Conseguentemente nello Statuto vigente c‘è la promessa ( saranno istituiti i punti franchi ) e non c‘è la sovranità perché nella riga superioredell‘articolo 12 c‘è scritto con lapidaria chiarezza e durezza coloniale chi è il padrone e chi comanda e può decidere sulle franchigie doganali perché è titolare della SOVRANITÀ : Il regime doganale della Regione è di esclusiva competenza dello Stato.

Eppure nella Consulta solo i sardisti di allora si batterono per la zona franca estesa a tutta l‘Isola e per avere nello Statuto la SOVRANITÀ in generale e in particolare non solo sulle dogane ma anche sulla fiscalità .

Questo perché sapevano che il nucleo fondante della SOVRANITÀ ieri come oggi è poter decidere senza limitazioni esterne sulle dogane e sul fisco, per poter modulare queste leve secondo i propri interessi e con le gradualità e intensità ritenute più giuste e necessarie agli interessi della Nazione sarda.

Sapevano già allora i Consultori sardisti che la zona franca doganale pur estesa a tutta la Sardegna poteva dare vantaggi allora importanti ma limitati se non fosse stata anche fiscale.

Oggi sappiamo che l‘evoluzione del commercio mondiale ha depotenziato la leva doganale e ingigantito il beneficio di quella fiscale.

Le forze politiche e sociali che allora si opposero alla sovranità doganale e fiscale, imponendoci il gatto morto dei punti franchi invece della zona franca generale, per giunta non istituiti ma promessi per un indistinto futuro, hanno operato per oltre mezzo secolo e operano ancora contro.

Eppure chi vuole la zona franca con matura coscienza e conoscenza sa che l‘impegno per crearla non è, e non può essere più come è stato sino ad ora, una sorta di continuo supplizio di Tantalo.

Ricordarlo sembrerà banale ma non è difficile identificare la Sardegna e chi da sempre, compresi i nuovi lottatori per la zona franca, con l‘antico protagonista di un mito sempriterno e ricordarlo esplicitamente.

Per aver offeso gli Dei, Tantalo, dopo la morte, fu gettato nell‘Ade dove non poteva né bere né cibarsi, anche se era circondato da acqua e cibo .

Era legato ad un albero carico di ogni genere di frutti, fra i quali pere e lucide mele, al centro di un lago la cui acqua gli lambiva il mento.

Quando Tantalo provava a dissetarsi il lago si prosciugava, e se tentava di mangiare un frutto i rami si allontanavano, o una brezza improvvisa li faceva volare via lontano dalle sue mani.

Sono state proposte dal 1948 un‘infinità di proposte di legge, regionali, parlamentari, di iniziativa di consiglieri regionali e di parlamentari.

Proposte costituzionali o meno, di modifica dello Statuto, raggiunti accordi Stato-Regione per ampliare la fiscalità di vantaggioa tutta l‘isola, ottenuti decreti legislativi in attuazione dello Statuto, con istituzione di punti franchi nei porti e nulla è accaduto di concreto e ancora si lotta per comunque ottenere qualcosa a legislazione vigente e con le buone maniere di un popolo colonizzato ma ben educato.

Bisogna a fronte del supplizio di Tantalo sardo che rischia di perpetuarsi ancora per molto non continuare a mobilitarsi ciclicamente per la zona franca a fronte di condizioni economiche e politiche sempre peggiori a causa dell‘oppressione fiscale e del protezionismo italiano, pensando di avere l‘obiettivo vicino e vederlo invece allontanarsi come è accaduto in un recente passato.

La Zona franca non deve essere concepita come una misura importante ma economicista e isolata dai processi politici di autodeterminazione, ma deve essere collegata al volere, al pretendere, al prendersi con forza la sovranità doganale e fiscale negataci da un potere coloniale, inserendola nel nostro Statuto riformato o riscritto ex novo, sino a dargli la natura di Statuto di SOVRANITA‘.

Se si ha questa consapevolezza, anche le battaglie parziali, le conquiste che potrebbero sembrare non complete rispetto all‘obiettivo della zona franca generalizzata all‘intera Isola possono avere un senso, anche perchè essendo parte di una lotta politica più generale, possono servire a mobilitare le masse sarde, incalzare i partiti politici e un‘intera classe dirigente decotta e che sempre si è opposta alla zona franca, facendo emergere o confermare uno o più soggetti politici che facciano della battaglia per la zona franca un pilastro del loro programma politico e con questo chiedere il consenso elettorale quando sarà necessario.

Altra soluzione rispetto alla sordità dello Stato è mobilitare la piazza sino a quando possa essere una marea e prendersi con la zona franca anche l‘Indipendenza, ma questo non è un metodo riformista ma rivoluzionario. Ma chissà che non sia necessario proprio questo in questa fase storica.


Commenti (2)

commentato il 6 March 2013 18:10
ha ragione il Sig. Carboni, che di tentativi, vani, ne hanno fatti tanti, ma adesso è meglio smettere di giocare sulle spalle del popolo Sardo, da troppo tempo oppresso dai politicanti, alle promesse non crediamo più, adesso non portando a buon fine neppure questa importantissima lotta, che risolleva l‘economia Sarda, penso che le prossime elezioni REGIONALI, faranno un bel FLOP.

commentato il 5 March 2013 17:58
L‘INTELLETTUALE MARIO CARBONI, ATTIVISTA E ORA PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE SARDEGNA ZONA FRANCA CI COMUNICA LA GRANDE BUFALA DELLA ZONA FRANCA INTEGRALE, LA STRONCATURA DEI PARTITI INDIPENDENTISTI, COGLIE PERO‘ UN GRANDE FERMENTO POPOLARE DENUNCIANDO IL TENTATIVO- STOLTI -DI OCCUPARE ATTRAVERSO IL VOTO DEMOCRATICO - GLI SCRANNI DELLA REGIONE. E‘ TUTTO INUTILE SECONDO LUI ED E‘ANNI CHE LO RIPETE.


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