LA RANDACCIO: SIAMO STATI DERUBATI DALLO STATO

Pubblicato il 12 March 2013 18:03

immagine LA RANDACCIO: SIAMO STATI DERUBATI DALLO STATO C’è un grave problema di legalità al ministero delle Finanze».Ripeta, perfavore.«C’è un grave problema di legalità al ministero delle Finanze. Sardegna compresa».Si rende conto?«Perfettamente».Maria Rosaria Randaccio sa bene cosa dice, è capace di dosare come un farmacista il peso delle parole. È stata Intendente di Finanza a Cagliari fino a quando le Intendenze sono state soppresse. Poi ha diretto la Commissione Tributaria per passare più tardi al Tesoro e all’assessorato regionale al Turismo prima di andare in pensione, nel 2010. Burocrate d’altissimo profilo e competenza oceanica, parla citando a cascata leggi e circolari, decreti legislativi e codici. Ha sessantasette anni, due figli, quattro nipoti e nessuna voglia di scherzare. Tant’è che si prepara a una guerra di carta bollata che coinvolgerà la Corte dei Conti e la Procura della repubblica.Sulla porta del suo ufficio, nel quartiere di Stampace alto a Cagliari, c’è una targa: Arad, sta per Associazione regionale ascolto del disagio. Nel senso che dedica il suo tempo, a titolo assolutamente gratuito, al popolo dei triturati, agli infelici che hanno duelli al sole con Equitalia e guai fiscali come un lebbroso piaghe.«Quando dicono che il debito pubblico ricadrà sulle spalle delle generazioni future si dimenticano di precisare che si tratta di un furto, il secondo per la precisione, messo a segno dallo Stato nei confronti dei suoi sudditi». Non vuole fare colpo con frasi ad effetto e nemmeno vestire i panni dell’eroina rivoluzionaria. Di sicuro sa di che sta parlando e, con l’aiuto di altri volontari (avvocati, commercialisti, fiscalisti), punta a dare battaglia. Due gli obiettivi di un movimento senza targhe e padrini: Equitalia e le zone franche.In gioventù ha avuto simpatia per i socialisti «ma anche loro non mi vedevano di buon occhio, consideravano fastidioso il fatto che fossi donna e, per di più, preparata». Intollerabile. Così, ha proseguito in solitudine la carriera di burocrate scoprendo, passo passo, molte cose che non quadravano. Per esempio, che lo Stato ha svenduto il patrimonio immobiliare degli enti previdenziali e non solo. «Ma agli italiani non l’ha comunicato». Detto terra terra, la sede cagliaritana dell’Inps non appartiene più all’Inps, gli uffici della Corte dei Conti e quello della vecchia Intendenza di Finanza sono stati ceduti a privati. Quando? Impossibile sapere con precisione la data. Per quanto? Non ricevuto, segreto di Stato. A chi? Circolano voci «ma le voci non sono fatti e noi, invece, ci atteniamo esclusivamente ai fatti».Fosse un cane, la Randaccio sarebbe certamente un rottweiler. Ma, purtroppo per qualcuno, è un «cittadino italiano consapevole e non più disposto a star zitto».Una volta l’Intendenza di Finanza aveva il compito di vigilare sull’operato degli uffici finanziari pubblici. Controllava la gestione del gioco (Totocalcio, Lotto, Enalotto, Totip), monitorava entrate e conservazione del demanio pubblico. A partire dal 1992 la musica è cambiata: via le Intendenze e via, soprattutto, il patrimonio dello Stato. «A cominciare da quello regalato da Giuseppe Garibaldi».Garibaldi, esagerata.«Prima dell’Unità, il nostro Paese era diviso in stati e staterelli. Una volta conquistati, Garibaldi ha ceduto le loro ricchezze (edifici, pinacoteche, collezioni d’arte) alla monarchia che, sconfitta nel referendum del 1946, ha girato tutto alla repubblica».Come e quando è nata l’idea di reagire?«Quando dirigevo la Commissione tributaria mi trovavo spesso di fronte a gente umile, zavorrata da cartelle di Equitalia, gente costretta a pagare il bollo-auto anche due, tre volte».Come mai?«Si giocava sul fatto che ci si dimentica di conservare le ricevute. E siccome al ministero delle Finanze interessava far cassa, non si andava tanto per il sottile».Si poteva comunque fare ricorso.«Per presentare ricorso servivano altri soldi ancora. Un fiscalista non ti chiede meno di cinquecento euro per muoversi».Perché ce l’ha con Equitalia?«Perché è una società per azioni e dunque persegue fini di lucro. Basti dire che i suoi impiegati non sono stati assunti attraverso concorsi pubblici, come succede di norma per gli statali, ma in forma più o meno diretta».L’Intendenza di Finanza era invece un ente di beneficenza.«No che non lo era. Ma non abbiamo mai messo sotto sequestro un solo appartamento, non abbiamo acquisito aziende da far andare poi all’asta. Sospetti inclusi».Che sospetti?«Le aste giudiziarie sono oggetto di interesse da parte della magistratura. Si pensa che molte siano taroccate, che i beni messi all’incanto vengano rilevati da amici degli amici e organizzazioni non esattamente limpide».Si rende conto della gravità delle cose che dice?«Da anni ci sbatto il muso contro, non a caso seguo tutti i movimenti anti-Equitalia e anti-usura. Voglio almeno che gli italiani sappiano».Che debbono sapere?«Che nel 1993, secondo l’allora ministro Barucci, il debito pubblico era di seimila miliardi di lire. Per ripianarlo, secondo il ministro, era sufficiente vendere il 20-30 per cento di quattro grosse imprese pubbliche».E allora?«Hanno svenduto il demanio pubblico ma il danaro incassato – al contrario di quanto prevede la legge – non è stato destinato all’abbattimento del debito pubblico. Capito cosa voglio dire?»No.«Il debito pubblico oggi ammonta a fantastilioni di euro. Significa che il popolo italiano è stato derubato. Monti sta cercando di vendere quel poco che è rimasto ma sono soltanto briciole».Come uscirne?«Chiederemo il risarcimento danni ai ministri del Tesoro e delle Finanze che si sono succeduti da allora. A cominciare da Mario Draghi che, da sottosegretario al Tesoro, non ha fatto certo meglio dei suoi colleghi. Ci rivolgeremo alla Corte dei Conti e promuoveremo una class action».Tempo perso chiederle a chi dobbiamo il debito pubblico.«Lo ripiani chi l’ha creato: i ministeri del Tesoro e delle Finanze. Chiedere di farlo ai cittadini significa pretendere un risarcimento dai derubati».È sicura di questo?«Sono le carte a parlare. Prima gli enti previdenziali, Inps in testa, pagavano le pensioni e la cassa integrazione dal danaro che incassavano. Oggi non possiedono più niente, nemmeno gli uffici che occupano. A questo siamo ridotti».Avete calcolato l’entità del buco?«Impossibile, dovremmo risalire ai conti di Garibaldi. E pensare che quando lavoravo all’Intendenza di Finanza c’era una camera blindata che conteneva l’elenco dei beni che lo Stato aveva passato alla Regione».Casi clamorosi?«Calamosca e Monte Urpinu a Cagliari. Credo siano due esempi eclatanti. Sono stati ceduti ma ufficialmente nessuno lo sa. Sconosciuto l’importo e il nome dei beneficiari».Intervistata da Der Spiegel, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato qualche settimana fa: «Se i politici sardi non dormiranno, la zona franca in Sardegna potrà diventare a breve una realtà». Previste dallo Statuto sardo (articolo 12), le zone franche hanno preso corpo nel 1998 con un decreto legislativo di attuazione che individua nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Portotorres, Portovesme, Arbatax ed in altri porti e aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili la possibilità di istituire una zona franca. Per farlo c’è tempo fino a giugno dell’anno prossimo, quando entrerà in vigore il nuovo Codice doganale aggiornato, che lascia vivere le vecchie zone franche ma vieta l’apertura di nuove. «I tempi stringono, non abbiamo un minuto da perdere», dice Maria Rosaria Randaccio. E per dare forza al suo discorso ha deciso, come prima mossa, di inviare una serie di diffide.Indirizzate a chi?«Al presidente della giunta regionale, al sindaco di Cagliari e all’Autorità portuale di Cagliari, l’unica finora nominata in Sardegna».Il senso della diffida?«Leggi alla mano, li invitiamo a istituire al più presto le zone franche».Non è così semplice.«Invece è proprio semplicissimo. Basta fare una delibera che ne traccia i confini. Il resto sono solo adempimenti burocratici e tecnici».A chi serve una zona franca?«A tutti i sardi. I Paesi che hanno vinto la seconda guerra mondiale ne avevano previsto l’istituzione nelle aree dove si registrava spopolamento legato a difficili situazioni economiche. Il nostro caso».Quali sono i vantaggi?«L’abbattimento dei dazi doganali, Iva, accise e altri benefici fiscali. Zero burocrazia. Ci sarà una ragione se Livigno, il più ricco Comune italiano, è zona franca. Pensate ad aree come il Sulcis, Ottana, Portotorres: le imprese avrebbero un interesse immediato e concreto a investire».Svantaggi?«Nessuno».Sta dimenticando, insieme agli investitori, l’arrivo della criminalità.«È un problema calcolato e previsto. La ricchezza prodotta dalla zona franca consentirebbe di creare uno scudo contro la presenza del crimine organizzato, che in Sardegna peraltro è già presente».In che modo?«Siamo una terra destinata a ripulire danaro sporco, a riconvertire somme che non sarebbero utilizzabili altrove, a investimenti massicci sul fronte immobiliare che, come tutti sanno, è una delle migliori lavanderie di danaro. Da tempo la Sardegna è sotto osservazione da parte della Commissione parlamentare antimafia».L’Unione europea come vede la faccenda?«Ritiene che le zone franche siano configurabili come aiuti di Stato. Perciò ha deciso di non farne nascere nuove a partire da giugno 2013».Chi volete convincere?«La classe politica sarda ha ignorato le zone franche per sessant’anni. Ne ha discusso, ci ha girato attorno senza mai arrivare a niente di concreto. Ora, però, i tempi sono enormemente diversi. La crisi non consente altri tentennamenti».E voi sperate di centrare il bersaglio con le buone o con le cattive.«Abbiamo la legge dalla nostra parte. Ma abbiamo soprattutto la ripresa dell’emigrazione, la fuga dei giovani, la disoccupazione che cresce, le vecchie cattedrali dell’industria che crollano. Il presidente della giunta regionale, e non solo lui, ha il dovere di ascoltarci».Altrimenti?«In prima battuta procediamo a una formale diffida, poi batteremo altre strade. Ma io spero non sia necessario arrivare a questo».Scadenze a parte, come mai fate questa battaglia solo ora?«Giugno 2013 è alle porte, rappresenta l’ultima spiaggia. In caso contrario siamo destinati a finire nel baratro. Le industrie e il lavoro stanno scomparendo».Non è che pensa alle prossime Regionali?«La politica non m’interessa. Ho lavorato molto nella mia vita, insegnato a leggere e a scrivere ai miei otto fratelli, che oggi sono tutti laureati. Ho quattro nipoti e un’esistenza piena. Un partito come tale non m’interessa, al massimo accetterei una candidatura da tecnico».
INTERVISTA DA STAMPA LIBERA DEL 01/10/2012

NOTA DEL MODERATORE: DA NOTARE L‘INTERVENTO DI MARIO DRAGHI, LIQUIDATORE DEI BENI DELLO STATO - UOMO DELLA GOLDMAN AND SACHS IN ITALIA. GUARDATE DOVE E‘ ARRIVATO. LIQUIDATORE DELLA U.E.


Commenti (8)

commentato il 4 July 2014 23:33
Io aspetto una zona franca come quella che esiste nelle isole Canarie, perché non è giusto che se decido di lasciare la Sardegna per andare a vivere li, la mia pensione viene tassata in maniera differente e mi ritrovo qualche soldo in più, mentre rimanendo in Sardegna, la mia terra, devo sentirmi rapinare da quel poco che ancora mi viene corrisposto, sempreché l‘INPS non sbagli i conti e ogni tanto mi venga levata interamente per pagare l‘IRPEF. Che cavolata di zona franca vogliono darci lo stato Italiano Occupante e l‘Unione Europea (ugualmente occupante con le basi NATO)? Vogliamo richiedere lo status di nazione occupata e pretendere come ogni nazione la liberazione da questi mangiapane a tradimento che ci stanno portando alla miseria ed alla denatalizzazione isolana? Siamo una minoraqnza etnica che ha il diritto di essere rispettata secondo quanto scritto nei "papiri" dell‘ONU, quindi svegliamoci e pretendiamo ciò che è nostro di diritto. I nostri giovani non devono essere costrett

commentato il 14 March 2013 15:59
Mi pare di capire, dall‘intervista alla Sig.ra Randaccio, che vi sia più di uno spunto per far partire d‘ufficio un‘indagine da parte della magistratura. chi ha venduto cosa? a chi? il bando dove è stato pubblicato? in Italia in questi ultimi vent‘anni le leggi sono state troppo a lungo eluse da politici delinquenti. per quanto riguarda la zona franca, mi pare più una fregatura. qui bisogna farsi restituire ciò che è stato rubato altro che separarsi. per poi farsi governare da chi? dai politici nostri conterranei? diciamo che la vergogna maggiore per noi sardi, a mio parere, sono i politici che sforniamo: da Cossiga a Pisanu e finire con Pili e Cappellacci

commentato il 14 March 2013 10:39
Con le leggi che sono state citate noi siamo già zona Franca di statuto e di costituzione! Già prima della valle d‘Aosta perché noi siamo l‘art. 3 e loro il 4!!!
Però loro sono zona Franca da allora!
La colpa della fame di questi 60 anni, dei figli e dei padri emigrati e di tutto quello che n‘è conseguito e tutto dei nostri politici!
La cancelliera Angela Merkel ha dichiarato che lei è quindi la Germania e‘ a favore della nostra ZF e che se i nostri politici non dormiranno sarà realtà a breve!!!
Siccome i nostri politici sono quelli che sono vanno spronati come l‘asino, allora dobbiamo stargli con il fiato sul collo!!!
Bisogna riuscire a far uscire la notizia sui tg, io ho contattato striscia lamentandomi del silenzio intorno alla vertenza della ZF sarda!

commentato il 14 March 2013 08:53
Leggo in alcuni commenti della necessità di recarsi a Roma: a far cosa? a prendere le manganellate da parte delle forze di polizia ( e quanti volti e quanti cuori "Sardi" si celano dietro quei caschi e scudi)come è spesso successo in un recente passato.
La costituzione della zona franca in tutto il territorio isolano è e non può essere altro che un momento di frattura netta con le pratiche (sterili) sinora adottate.In totale autonomia dai palazzi romani. Ziu Gonariu

commentato il 14 March 2013 08:47
Come già detto sono sicuro che così senza un‘azione di forza non si va da nessuna parte, bisogna radunare tutte le forze e combattere l‘indifferenza di chi ancora oggi non capisce che siamo alla frutta,propongo una manifestazione di forza in tutti i paesi da subito contemporaneamente che hanno aderito alla zona franca.

commentato il 14 March 2013 08:23
Ma è possibile che in Sardegna nn si riesce a fare una cosa giusta! ribelliamoci e andiamo a Roma è un nostro diritto e nn è giusto che c‘è l‘ho tolgano.I nostri cari politici nn hanno problemi a pagare! il popolo sardo è stufo di fare la fame.

commentato il 13 March 2013 18:46
Ma vi rendete conto? Nel fratempo si sono venduti mezza Italia! A chi e a che cosa non è dato saperlo!
Ma i soldi dove sono?
Ma perchè non scrive nessuno???
Io penso che molti non si vogliano esporre, che hanno paura!
RAGAZZI FUORI LE PALLE!
Leggo post con 300 visualizzazioni e nessuno che dice niente!
QUI O SI FA LA SARDEGNA ZONA FRANCA INTEGRALE O SI MUORE!
Ma ne siete consapevoli oppure no?
Non vi accorgete che anche i supermercati hanno gli scaffali vuoti!
Saluti

commentato il 13 March 2013 18:40
Dopo aver letto questo viene la voglia di non pagare più un euro di tasse!
Di andare a Roma e .....
Di rifiutarci come ha fatto l‘Islanda di pagare il debito pubblico creato da una cattiva gestione dello stato!
Un popolo che non si è piegato!
Il debito non è il nostro, non l‘abbiamo fatto noi, che lo chiedano a chi ci ha governato!
Loro possono dire che li abbiamo eletti noi!
Si ma non per derubarci!
Ora abbiamo un debito di 2000 miliardi di euro, nel 1993 6000 miliardi di lire (che sono 3 miliardi di euro abbondanti, basta fare 6000 M di lire diviso 1936,27)!
Ciò vuol dire che negli ultimi 20 anni il nostro governo ha sperperato 100 miliardi di euro l‘anno!
Anche durante il razionalissimo e illuminatissimo governo Monti il debito è aumentato di ulteriori 105 miliardi!


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